opere
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My name is… Il mio nome è…

2018 - Roma - MACRO ASILO - Area incontri

Materiali: Sabbia, fiori, pvc adesivo, essenze profumate, suono.

Dimensioni: m 20 x 11. _____________ Testimonianze raccolte ed elaborate da F. Calicchia; F. Cecconi; J. De Blasio; A. Desideri; M. Ionascu; F. Pietrisanti.

My name is… Il mio nome è…
Conosci l’altro e la sua realtà

Vi sono iniziative che hanno il dono di voler incidere sul senso comune del pensiero sociale. Quando questo avviene con ricercata levità e coerente spiritualità, rifuggono da ogni etichetta politica. Evitano pertanto semplicistiche strumentalizzazioni ideologiche e vanno oltre.

« “Un mare di nomi”: il Mediterraneo. Un momento di riflessione per una moltitudine, ormai silente che dimora nelle sue acque e per tutti coloro che ancora fuggono da tragiche realtà, attraversando un “ponte” verso la dignità e la libertà.
La cultura è conoscenza e tramite essa si può permettere una corretta, autonoma, formazione delle idee. Con questo assioma ineludibile nasce un progetto di arte per il sociale, per ascoltare l’Altro. Sette donne migranti hanno raccontato tracce di vita vissuta, il proprio riscatto ma sopratutto quello di un mondo al femminile silenzioso, costretto a subire degradanti quotidianità. Il loro passato, il presente e il futuro, sono divenute le nostre storie.
Disponibili verso l’altrui esigenze e condividendo un principio etico di inclusione, potremo abbattere barriere e pregiudizi che ci allontanano dalla vera essenza del popolo italiano: la solarità, la positività, l’ospitalità di un grande Paese mediterraneo, culla secolare di arti e tradizioni.
Incontrare per conoscere: perché una coltre di sospetti e condizionamenti sia reali che amplificati, avviluppa la nostra mente, divide, influenzando una giusta comprensione.
Noi tutti subiamo disorientati, allontanandoci da una partecipazione informata, come garanzia di un’essenziale funzione democratica ». (Evento del 28 novembre 2018) .

Maria Dompè irrompe, in un momento storico particolare, con la forza dei suoi intenti artistici. Divulgare per conoscere, permettendo un autonomo, libero, orientamento di pensiero. Un intendimento semplice, quasi banale nella sua ovvietà, ma tanto audace e simbolico nell’odierna attualità. Ci vuole volontà d’ascolto e indubbia determinazione per muoversi controcorrente dando voce a sei donne africane e una curda, immigrate.
Sette storie di vite vissute drammaticamente, tutte al femminile, lette e recitate, la sera dell’evento, da Paola Casale.
Una rappresentazione artistica d’impatto teatrale, in un alternarsi di emozioni dettate: dalla visione della poetica scenografia, valorizzata da una sapiente illuminazione, e dall’ascolto della crudezza dei racconti enfatizzato da un sonoro mirato e incalzante. In questo mix di suggestioni la Dompè complice un intenso effluvio, riesce a toccare le corde emotive di un pubblico partecipe e commosso, compiendo un viaggio nell’intimità dell’anima, alla ricerca di verità perdute: l’essenza di verità morali prima che civili.

Pierre