Durante la serata inaugurale, il coro femminile Hildegard von Bingen, fondato e diretto da Tiziana Fumagalli, ha eseguito alcuni brani tratti dal repertorio della Santa.
L’artista ha realizzato due interventi di arte ambientale nella cornice di Villa Carlotta, mirabile dimora storica dove Cultura e Natura dialogano con suggestive contaminazioni. Edificata a partire dal 1690 in un angolo fascinoso del Lago di Como dalla vista spettacolare, questa Villa Museo è circondata da un giardino botanico di rara bellezza. Prende il nome dalla Principessa Carlotta di Prussia, ultima proprietaria prima dell’acquisizione da parte dello Stato italiano. Alla giovane e sfortunata sposa del Duca Giorgio II, del Gran Ducato di Sassonia-Meiningen, deceduta per parto a soli 23 anni di età, e pertanto simbolo essa stessa di un destino di sogni infranto, è dedicato l’evento artistico voluto da Maria Dompè.
Due lavori artistici: uno permanente (n°71) in un’area da riqualificare limitrofa al bosco ed uno effimero (n°70) interno al Museo, nella Sala dei Gessi.
Spiega Elena Di Raddo, curatrice dell’evento. “Al confine con il bosco è stato realizzato un intervento ambientale, un giardino d’artista permanente, destinato a mutare nel tempo. Con la collaborazione tecnica dei giardinieri di Villa Carlotta, coordinati dalla direttrice Maria Angela Previtera, Maria Dompè ha ideato uno spazio fiorito, intimo e raccolto, racchiuso in una struttura scultorea leggera, che allude ai cesti in cui si raccolgono i bulbi e i fiori recisi. Le specie naturali sono state scelte accuratamente in base ai colori e alle forme, come in un dipinto, ma allo stesso tempo anche in relazione al territorio e alle condizioni di luce e temperatura della zona scelta in un connubio tra arte e scienza. Un intervento a verde ideato in linea di continuità con il percorso che dalla “porta del bosco” sale sulle alture soprastanti il giardino, seguendo gli antichi sentieri tracciati dai proprietari della villa che, dal Settecento ai primi del Novecento, hanno modellato il parco e messo a dimora alberi secolari.
L’opera ambientale si situa in un contesto ben preciso e nel massimo rispetto della storia del giardino della Villa, luogo in cui si realizza la piena armonia tra uomo e natura. L’arte del giardino da sempre intreccia estetica, natura e spazio ambientale. Ma è anche una metafora della mente e dell’anima umana alla ricerca dell’armonia, dell’ordine e della bellezza. Lo spettatore è invitato a entrare in uno spazio contemplativo, che lo avvolge, ma allo stesso tempo non lo racchiude: le linee tracciate con strisce di acciaio corten sul terreno segnano uno spazio geometrico che ricorda la forma del labirinto, ma che allo stesso tempo non è chiuso, bensì aperto sui sentieri che portano al bosco. Il luogo in tal modo invita a una sosta meditativa in uno spazio sospeso, tra natura e artificio, per riflettere sul messaggio dell’opera. Su tali aspetti si basa l’intervento di Maria Dompè, che ha creato un giardino da contemplare e attraversare, luogo di bellezza e armonia, dedicato a tutte le donne a cui è negata la possibilità di rincorrere i propri sogni. Un labirinto che tende all’infinito, in cui non ci si perde, ma ci si ritrova.”.
Maria Dompé lo descrive come “un’offerta di fiori al bosco, dalle donne per l’emancipazione delle donne stesse e di tutta la Natura. Un’opera voluta per soddisfare un moto dell’anima, una reazione di disappunto, in favore della Natura stessa e soprattutto verso le donne, entrambe ferite da una violenza di esagerata matrice antropomorfica. Un intervento in divenire, disegnato per essere compenetrato e completato dalla normale evoluzione di crescita botanica, guidata dalle sapienti mani del team dei giardinieri di Villa Carlotta. Una semplice traccia, un’impronta leggera, rispettosa, così come dovrebbe essere sempre quella dell’essere umano nei confronti della bellezza del Creato”.












